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L’artista tedesco Simon Weckert ha trasportato lungo la città di Berlino 99 smartphone su di un carretto generando un ingorgo “virtuale” su Google Maps.

L’alta concentrazione di telefoni, e la lentezza del loro movimento, ha fatto credere a Google Maps che quelle vie fossero intasate. L’applicazione, infatti, determina le condizioni del traffico in base all’andamento degli utenti che stanno usando le mappe.

L’artista ha immortalato l’esperimento in un video su YouTube in cui mostra il suo incedere con il carretto lungo strade, mentre in tempo reale Google Maps indica quelle strade come congestionate, e consiglia agli utenti di usare percorsi alternativi.

L’artista ha voluto dimostrare il collegamento che c’è tra la tecnologia e i suoi utenti, ovvero come la tecnologia sia in grado di condizionare la vita delle persone.

Per presentare la sua performance, Simon Weckert ha pubblicato sul proprio sito web un estratto del testo di Moritz Alhert – Il potere delle mappe virtuali. Eccolo di seguito:

L’avvento di Google Geo Tools è iniziato nel 2005 con Maps and Earth, seguito da Street View nel 2007. Le mappe virtuali di Google hanno poco in comune con le mappe analogiche classiche. La differenza più significativa è che le mappe di Google sono interattive: scorrevoli, ricercabili e zoomabili. Il servizio di mappe di Google ha sostanzialmente cambiato la nostra comprensione di cosa sia una mappa, come interagiamo con le mappe, i loro limiti tecnologici e come appaiono esteticamente.

In questo modo, Google Maps apporta modifiche virtuali alla città reale. Applicazioni come Airbnb o quelle per il Carsharing hanno un impatto enorme sulle città: sul loro mercato immobiliare e sulla cultura della mobilità, per esempio.

C’è anche un grande impatto sul modo in cui troviamo un partner, grazie a piattaforme di incontri come Tinder, e sul nostro comportamento di auto-gratificazione, grazie all’app per jogging Nike. Oppure un’app di consegna cibo basata su mappe come Deliveroo o Foodora. Tutte queste app funzionano tramite interfacce con Google Maps e creano nuove forme di capitalismo e mercificazione digitale.

Senza queste mappe, i sistemi di car sharing, le nuove app di taxi, i sistemi di noleggio biciclette e i servizi delle agenzie di trasporto online come Uber sarebbero impensabili.

Un ulteriore mercato cartografico è fornito dalle auto a guida autonoma; ancora una volta, Google ha già stabilito il primato.

Tutto ciò significa che le questioni relative alle potenzialità ( e potere) nel discorso della cartografia devono essere riformulate.

Queste mappe funzionano come reti di dispositivi che determinano il comportamento, le opinioni e le immagini degli esseri viventi, esercitando il potere e controllando la conoscenza.

 

Un motivo quindi in più per cercare alternative. Ce ne sono, solo che ormai i colossi la fanno da padrone. Tempo fa vi abbiamo parlato di QMap, una realtà italiana che attraverso una piattaforma proprietaria, dedicata alla viabilità, porta su web e mobile, mappe e traffico stradale. Leggete qui e fate le vostre conclusioni!