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di Pawel Kuczynski https://www.facebook.com/pawelkuczynskiart/

La plastica è passata dalla più grande invenzione dell’era moderna a uno dei materiali più difficili da gestire. Ogni anno, fino a 13 milioni di tonnellate di plastica entrano nell’oceano, l’equivalente di un camion dei rifiuti ogni minuto.

Il mondo ha risposto con innumerevoli iniziative, campagne e accordi per vietare cannucce e sacchetti di plastica. 127 paesi hanno introdotto una legislazione per regolamentare i sacchetti di plastica. Ma i sacchetti di plastica e le cannucce non sono l’unico problema di inquinamento dell’oceano.

Le isole di rifiuti come il Great Pacific Garbage Patch, attirano maggiormente l’attenzione, ma costituiscono solo il 3% della plastica totale nell’oceano. Questo perché moltissima plastica affonda sul fondo dell’oceano, rimane sospesa nella colonna d’acqua o si deposita fuori dall’oceano in luoghi remoti, rendendo difficile la pulizia.

Il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, ha stimato che i danni globali agli ambienti marini causati dall’inquinamento da plastica siano almeno 13 miliardi di dollari all’anno. E ci sono tutta una serie di inquinanti non plastici come azoto e fosforo, antibiotici, metalli pesanti, pesticidi, petrolio e gas e altri detriti. Questi inquinanti entrano direttamente nell’oceano attraverso fiumi, acque piovane o vento. Queste sostanze hanno danneggiato l’ambiente, la salute umana e l’economia molto prima che la plastica diventasse così diffusa.

Proteggere la salute umana e marina e sfruttare appieno i vantaggi di un’economia oceanica sostenibile richiederà non solo la riduzione dei rifiuti di plastica, ma di tutti gli inquinanti oceanici. I vari inquinanti che si fanno strada nell’oceano spesso condividono percorsi comuni e cause profonde, come la mancanza di accesso ai servizi igienico-sanitari e al trattamento delle acque reflue o l’uso inefficiente delle risorse naturali. Ad esempio, migliorare la gestione delle acque reflue su larga scala in una città può ridurre la plastica che entra nell’oceano e allo stesso tempo l’inquinamento dei nutrienti, che a sua volta migliora la salute della pesca e delle barriere coralline.

A Muncar, un piccolo villaggio a East Java, in Indonesia, gli organizzatori di partenariati pubblico-privato, hanno costruito un sistema (Stop Project) e una strategia di gestione dei rifiuti per ottimizzare la raccolta e l’elaborazione dei rifiuti sia inorganici che organici.

Il progetto STOP adotta un approccio olistico e collaborativo, in cui team di esperti locali e internazionali lavorano con le città per progettare e implementare sistemi di gestione circolare dei rifiuti per impedire la fuoriuscita di rifiuti di plastica nell’ambiente. Il progetto ha realizzato due strutture integrate per il recupero dei materiali (MRF), chiamate localmente TPS 3R e un sistema completo di raccolta dei rifiuti. Ciò ha creato posti di lavoro per i lavoratori locali per raccogliere e trattare i rifiuti. Il progetto STOP ha inoltre supportato il governo locale fornendo centinaia di ore di sessioni di formazione per quei lavoratori che gestiscono il sistema dei rifiuti. E sono in corso sessioni di formazione porta a porta che insegnano ai residenti come separare i loro rifiuti organici e non organici. Oltre 47.500 persone beneficiano ora della raccolta dei rifiuti, la maggior parte per la prima volta. Il progetto STOP ha anche raccolto oltre 3.000 tonnellate di rifiuti (oltre 300 tonnellate di plastica) e creato 80 posti di lavoro a tempo pieno.

Adottando azioni coraggiose e integrate che affrontano l’inquinamento in tutti i settori, possiamo aiutare a costruire un’economia oceanica sostenibile in grado di espandere le opportunità economiche e migliorare la salute e la prosperità di milioni di persone. Ma la nostra strada per la ripresa deve comprendere lo sviluppo di un’economia circolare. Questi progetti sono la base dei lavori del futuro.

L’idea che le cose possano essere gettate via è un mito. La plastica e altri inquinanti continuano a inquinare per molto tempo dopo la scadenza. Dobbiamo “chiudere il rubinetto” e prevenire l’inquinamento prima che accada, prima di ogni cosa.