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di Saverio Pipitone – Nei viaggi latinoamericani del 1952, il laureando medico Ernesto Guevara curò i lebbrosi, vide miseria e sfruttamento, capì che fare nella vita: aiutare gli altri. Sette anni dopo, insieme a Fidel Castro con il movimento rivoluzionario del “26 Luglio”, prese Cuba per un futuro migliore.

Da subito, nella Cuba liberata, nascono le brigate sanitarie di emergenza e soccorso mondiale. Queste, per la prima volta, agiscono in Cile per il grande terremoto del 22 maggio 1960 che provocò l’eruzione del vulcano Puyehue e un maremoto nell’intero Pacifico. Nel cileno tornano per il sisma dell’8 luglio 1971 nella regione di Valparaiso. Vanno in Perù per il terremoto del 31 maggio 1970, che in un minuto distrusse il settentrione e generò una valanga dal monte Huascarán verso la valle di Ancash, abbattendosi sulla città di Yungay con una massa di acqua, fango, sassi e ghiaccio. Approdano nel Nicaragua, colpito il 23 dicembre 1972 da una serie di sismi e conseguente carestia. In Honduras, nel 1974, decimato dal settembrino ciclone Fifi con venti e piogge battenti.

Durante gli anni Ottanta procedono tra cataclismi tellurici: Algeria, 10 ottobre 1980, dove avevano già operato nel 1963 per aiutare nel post-conflitto di decolonizzazione; Messico, 19 settembre 1985, con il crollo nella capitale di un centinaio di edifici del complesso residenziale Tlatelolco ed i sopravvissuti, detti damnificados, si organizzarono per ricostruire le case e in un secondo tempo spinsero per un processo di democratizzazione; El Salvador, 10 ottobre 1986, scosso nel mezzo della decennale guerra civile fra socialisti rivoluzionari e militari conservatori; Ecuador, 5 marzo 1987, originandosi delle frane così forti da seppellire dei centri abitati; Armenia, 7 dicembre 1988, sconquassata violentemente. Sempre nel 1988, in Nicaragua per l’uragano Joan di ottobre.

In Iran per il terremoto di Manjil-Rudbar del 21 giugno 1990. Di nuovo nel Nicaragua per l’eruzione vulcanica del Cerro Negro il 9 aprile 1992. Intervengono nelle sciagure del 1998: alluvione per il fenomeno climatico El Niño in Perù; uragano George nella Repubblica Domenicana e ad Haiti; ciclone Mitch in Honduras, Guatemala e Nicaragua, dove il vulcano Casita si riempì talmente d’acqua che tracimò. In Colombia per il sisma del 25 gennaio 1999 nella regione Quindío tra le piantagioni di caffè. Nello stesso anno nel post-guerra in Kosovo, dopo che a marzo la NATO, con i caccia partiti dalle basi militari in Italia, bombarda ripetutamente i territori della Serbia. Il decennio termina fra piogge torrenziali in Honduras e Venezuela.

Lavorano nell’Ecuador, Nicaragua, Honduras e El Salvador, all’inizio degli anni Duemila, per l’epidemia di dengue: malattia infettiva, trasmessa dalla zanzara Aedes Aegypti, che in 45 giorni di vita può contagiare fino a 300 persone. Ancora a El Salvador per il terremoto del 13 gennaio 2001 e in Algeria per il sisma del 21 maggio 2003. Poi è il turno del Paraguay, nella città di Asunción per l’incendio del centro commerciale “Ycuá Bolaños”, verificatosi a mezzogiorno di domenica 1 agosto 2004. All’apparire del fumo, i clienti nel panico cercarono la fuga, ma i vigilantes, su ordine dei proprietari, chiusero le porte per non farli uscire senza pagare: centinaia i morti, taluni irriconoscibili per le ustioni. L’anno seguente si recano nella Guyana, vessata dai diluvi di gennaio con annesse infezioni di leptospirosi per contatti con acqua contaminata da escrementi umani e animali; Sri-Lanka e Indonesia, devastati da uno tsunami cagionato dal sisma di Natale 2004.

Ad agosto 2005 arriva l’uragano Katrina che attanaglia Louisiana, Mississippi e Alabama. Cuba tese la mano con un’apposita squadra di un migliaio di operatori sanitari, chiamata Henry Reeve, dal newyorkese che cadde nella guerra d’indipendenza cubana del 1868-78. Gli Stati Uniti rifiutano tacitamente. Il mese dopo la Henry Reeve venne istituzionalizzata in contingenti di medici, infermieri e assistenti specializzati in situazioni di catastrofi ed epidemie, allo scopo di offrire vite e dimostrare che «gli esseri umani possono e dovrebbero essere migliori» (Fidel Castro).

Prime missioni delle neoformate brigate Henry Reeve sono nel Guatemala per il passaggio dell’uragano Stan e in Pakistan per il sisma del Kashmir, ad ottobre 2005. Nel 2006 in Bolivia per le piogge torrenziali di febbraio e sull’isola indonesiana di Giava per il terremoto del 27 maggio.

Nel 2007, ad agosto, in Perù per un forte sisma con maremoto che toccò le coste nipponiche e nel Belize afflitto dall’uragano Dean; in Messico per le enormi alluvioni di novembre. In Cina per il distruttivo terremoto del 12 maggio 2008 nella provincia di Sichuan. A El Salvador per l’inondazione di novembre 2009, dopo il transito dell’uragano Ida. Nel 2010, per le scosse telluriche, del 27 febbraio in Cile e del 12 gennaio ad Haiti, restandovi a lungo per fermare il colera portato dai caschi blu ONU provenienti dal Nepal.

Nel 2014 in Guinea, Sierra Leone e Liberia, contro il virus Ebola. Nel 2015 compiono vari interventi: Cile per gli allagamenti di marzo nel deserto di Atacama, Nepal per il terremoto del 25 aprile che innescò una valanga sul monte Everest, Venezuela per le forti piogge di giugno, Dominica per la tempesta Erika del 27 agosto, Algeria nei dimenticati campi profughi del popolo Sahrawi per l’inondazione del 20 ottobre. Nel 2016 nelle Isole Fiji per il ciclone Winston di febbraio, Ecuador per il terremoto nella provincia di Manabí del 16 aprile e Haiti per l’uragano Matthew di ottobre. Nel 2017 in Perù per il ritorno a marzo di El Niño e in Messico per il sisma del 7 settembre. Nel Guatemala per l’eruzione del vulcano Fuego del 3 giugno 2018. Nel Mozambico per i cicloni Idai di marzo e Kenneth di aprile 2019, con allagamenti che ebbero l’effetto di riprodurre zanzare vettori di malaria. Per contrastare Covid-19, sono adesso in giro per il mondo: Italia, Venezuela, Messico, Sudafrica, Giamaica, Barbados, Capo Verde ed altre quindici nazioni.

Le citate calamità contano milioni di vittime e, rispetto all’età preindustriale, sono sempre più frequenti, intense ed estreme a causa delle attività umane di combustione fossile, deforestazione e agribusiness, che immettono gas serra nella condivisa atmosfera e surriscaldano il Pianeta, mutando il clima ed accrescendo il rischio del verificarsi di terremoti, eruzioni vulcaniche, tsunami, uragani e cataclismi, perchè «ogni luogo della Terra – scrive il biologo ambientale Stephen Schneider è connesso in qualche misura, dal sistema climatico, con ogni altro luogo: di conseguenza, una pressione esercitata in un determinato punto provocherà un’estroflessione in un altro punto».

Le spedizioni cubane – di volta in volta dai 7 ai 2.500 operatori con decine di tonnellate di attrezzature mediche in base alla gravità emergenziale – hanno salvato oltre 1,5 miliardi di persone.

L’AUTORE

Saverio Pipitone – Giornalista pubblicista e redattore economico-finanziario. Autore di articoli di varie tematiche, dalla critica economico sociale alla storia, dall’ecologia al consumismo. Oltre a Pesticidi a tavola, ha scritto i libri Shock Shopping La malattia che ci consuma (Arianna Editrice) e Forno a Microonde? No Grazie (Macro Edizioni). Blog: saveriopipitone.blogspot.com

 

 

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