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di Francesco Carcano – “Dovremo ripensare dopo l’emergenza anche le nostre case di riposo, abbiamo visto come strutture votate alla massimizzazione di posti e di utilizzo del personale siano diventate possibile veicolo di propagazione del virus a danno di persone fragili”. Vittorio Agnoletto è docente universitario e medico del lavoro. Conduttore della trasmissione 37,2 a Radio Popolare, analizza ogni giorno l’andamento del Coronavirus in Lombardia e la gestione da parte del modello sanitario lombardo della crisi. Il riferimento alle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali, definizione utilizzata per le case di riposo pubbliche o convenzionate) non è casuale.

L’epidemia di Coronavirus ha esposto decine e decine di anziani al contagio, complice l’invito della Regione Lombardia ad ospitare malati di Covid-19 in sezioni specifiche delle strutture senza certezze sui sistemi di protezione individuale del personale e sull’assenza di passaggio tra le strutture del personale. Poche voci critiche si sono levate sul territorio fino all’inchiesta di Gad Lerner sulle morti al Pio Albergo Trivulzio di Milano da cui è scaturita l’indagine in corso della magistratura.

Prive di direttive vincolanti sull’utilizzo in tutta la struttura di protocolli uniformi e dispositivi di protezione (dalle banali mascherine a protocolli epidemiologici di contenimento e sanificazione), in assenza di controlli familiari per la chiusura ai parenti e a volte con il ricatto lavorativo per gli inservienti di non usare strumenti di protezione per non creare allarme, numerose RSA si sono trasformate in silenzio in luoghi di paura e infezione.

Ne è derivata una strage delle persone più deboli e indifese (come racconta anche l’inchiesta di Valori) e la creazione di nuovi focolai proprio dove maggiore doveva essere la precauzione. Il numero di vittime resterà in gran parte incerto: un anziano, magari pluripatologico, muore e non si fanno tamponi.

Il fenomeno ha assunto particolare rilevanza in Lombardia per il dato numerico e le successive indagini della Magistratura ma ha interessato case di riposo private anche in altre regioni italiane. Strutture redditizie per il privato convenzionato (mediamente il costo di una RSA si aggira tra i 110 e i 130 euro al giorno per paziente) e sempre più necessarie per l’aumento dell’età media della popolazione, le case di riposo italiane sono spesso grandi casermoni in cui si attende la morte e in cui gli anziani, al di là dell’osservazione medica, sono affidati sovente all’umanità del singolo operatore, sia esso un medico, infermiere o il personale di pulizia. Sono strutture spesso sovradimensionate per massimizzare introiti e l’utilizzo del personale a fini di contenimento dei costi generali, a scapito delle esigenze umane e non meramente sanitarie degli ospiti. Quasi sempre legate ai potenti circuiti affaristici con entrature politiche di alto livello e rilevanti capacità di investimento, le case di riposo sono un business multimilionario gestito da privati e Fondazioni, spesso con l’apparente maschera dell’interesse pubblico e della cura caritatevole.

Non dappertutto è così. Abbiamo chiesto a Merian Research di Berlino di analizzare i progetti socio-assistenziali e residenziali più innovativi per gli anziani in Germania. Ne è uscito un quadro interessante sia per iniziative che potrebbero nascere dal basso anche in Italia, sia per una diversa auspicabile rigenerazione dell’attuale approccio verso la terza età.

Partiamo dall’approccio: la dignità e il diritto alla salute sono garantiti da un sistema sanitario molto differente dal nostro, basato su una assicurazione sanitaria obbligatoria e universale per tutti, a pagamento. In caso di disoccupazione il pagamento è garantito dallo Stato per cui non si verificano rifiuti all’assistenza come nella Sanità nordamericane ma il sistema è concettualmente diverso rispetto alla sanità universale e teoricamente gratuita italiana.

In Germania si vive inquadrati in posizioni fiscali chiare e (in teoria) trasparenti verso lo Stato e i suoi diversi Enti. Almeno una persona del nucleo familiare deve lavorare da più di sei mesi e l’assicurazione sanitaria (Krankenkasse) si estende così ai familiari. Il pagamento è in percentuale rispetto al reddito (mediamente il 14,6% mensile del salario) e viene detratto ogni mese automaticamente dalla busta paga. Metà a carico del datore di lavoro, metà a carico del lavoratore. Chi vuole può aderire ad una cassa privata, una sorta di assicurazione previdenziale-sanitaria che consente anche piani di accumulo finanziari oltre a garantire un’assistenza ospedaliera di medesima qualità ma a volte con tempi più rapidi e con alcuni confort giudicati non essenziali, come la camera privata in caso di interventi lievi. La Krankenkasse e l’assicurazione integrativa obbligatoria Pflegeversicherung (assicurazione in caso di non autosufficienza o lungodegenza) coprono i costi anche per la terza età, basati su un parametro di assistenza necessaria per le attività quotidiana (simile alla scheda di Barthel utilizzata in Italia). E’ un modello figlio di una mentalità maggiormente strutturata ma la cui comprensione ci aiuta a capire quando viene proposto per la terza età. Sono diverse le sperimentazioni in atto in tutta la Germania, molte delle quali nate da iniziative di singoli cittadini.

Housing for Help nasce nel 1992 a Darmstadt e si espande negli anni in oltre 30 città tedesche. Raggruppa progetti di “partenariato abitativo” in cui persone anziane offrono a basso costo una o più stanze della casa a ragazzi e studenti in cambio di ore di lavoro (un’ora di lavoro mensile per ogni metro quadro dato in uso esclusivo). Le prestazioni infermieristiche o servizi medici sono esclusi, perché sono già garantiti al domicilio dallo Stato. I servizi possono essere: fare la spesa, tagliare il prato, manutenere l’abitazione. Il servizio di mutuo scambio viene svolto sia presso anziani sia a favore di genitori single o persone con disabilità, si accede tramite un servizio di consulenza che favorisce il migliore incontro tra domanda e offerta con un costo che varia tra 25 e 75 euro. Diritti e doveri reciproci sono definiti tramite un regolare contratto di durata annuale.

Un’altra forma alternativa alla grande casa di riposo sono le mini residenze per anziani di Care Flathsare, delle WG (come tradizionalmente si chiamano le grandi case condivise, perlopiù da studenti) che in questo caso ospitano da 3 a 12 anziani. Il progetto può anche nascere dal basso, e in quel caso viene garantito un finanziamento di start-up dalle casse sanitarie. E’ sempre presente una persona di riferimento, che cura gli inserimenti e le attività quotidiane e ogni ospite ha una camera singola. I locali condivisi sono per la cucina, le attività sociali e di artigianato. L’assistenza ambulatoriale anche in questo caso non rientra nel contratto perché garantita al domicilio dallo Stato. La cassa previdenziale finanzia lo stipendio del coordinatore, una persona fissa che si occupa dell’organizzazione delle attività nell’appartamento, e può finanziare anche lavori di adeguamento dell’appartamento che solitamente deve essere di grandi dimensioni per garantire camere singole e grandi spazi comuni. Esperienze di WG per anziani sono in corso anche con ospiti affetti da demenza senile.

Un ulteriore realtà su cui riflettere è quella delle Senioren WG, comunità residenziali per anziani più ampie che possono per esempio essere realizzate in un intero palazzo. A volte le città offrono questa opportunità ai costruttori nell’ambito delle concessioni edilizie: a fronte di volumetrie per realizzo commerciale (appartamenti destinati alla vendita) possono essere richieste in cambio ristrutturazioni di strutture adiacenti rese adatte ad anziani che vogliono vivere in autonomia ma con costante assistenza e sulla base di affitti convenzionati.

Su questa scia si pongono anche i Multi Generational Living, progetti inter-generazionali in cui anziani e giovani vivono in appartamenti distinti ma nello stesso condominio con aree di uso comune. Questa progettualità vuole favorire il ricambio generazionale e il reciproco aiuto e insegnamento. Poiché questo modello consente allo Stato un risparmio su vari fronti di spesa, viene incentivato con diverse possibilità di finanziamento. Viene in generale favorita sotto il profilo economico l’iniziativa dal basso, purché correttamente strutturata e partecipata dai proponenti. Leuchtturm a Berlino è una residenza che punta sull’incontro tra anziani e coppie con bambini e su principi di sostenibilità ed ecologia. Progetti specifici esistono anche per il mondo LGBT, tradizionalmente molto considerato in Germania in una ottica di riconoscimento dei diritti universali. Villa Anders a Colonia è una residenza aperta a lesbiche, gay e transgender anziani cui possono partecipare single, coppie e famiglie arcobaleno. RuT-Rad und Tat a Berlino prevede la realizzazione di un edificio di otto piani destinato al mondo Queer, è promosso da un Ente Statale e ospiterà 70 appartamenti senza barriere architettoniche per consentire ai suoi residenti in affitto una vita autodeterminata e dignitosa fino alla vecchiaia.

In generale in tutte queste strutture è ormai considerato parte dell’attività lo svolgimento di lezioni di Yoga e respirazione yogica, anche per persone in disabilità e su sedia a rotelle. Le medicine tradizionali come l’Ayurveda sono spesso considerate parte della terapia in una nazione in cui si è abituati a ricorrere raramente agli antibiotici e solo in caso di effettiva necessità.

La lezione di queste settimane di Coronavirus e quanto accaduto in molte RSA italiane potrebbe, se non altro, incentivare la riflessione su piccole strutture accessibili economicamente, inclusive e innovative, co-finanziate dallo Stato ma aperte all’autoimprenditorialità.

L’involontario sacrificio di tanti anziani non sarebbe almeno stato del tutto vano.

 

A questo link il rapporto completo di Merian Research, in inglese.

 

 

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