Condividi

Attraverso lo studio dei dati relativi ai numeri della criminalità ambientale in Italia, sono emersi risultati allarmanti che testimoniano una continua deturpazione del territorio. Tra le diverse fattispecie di reato – 28.137 nel 2018, per una piaga che contribuisce quotidianamente al declino economico e sociale del nostro Paese –, figura anche il racket degli shopper illegali.

Mediante la disamina dei suddetti dati, è stato evidenziato come, nello Stivale, circolino più o meno 35.000 tonnellate di sacchetti fuori legge, per un giro d’affari che sfiora i 300 milioni di euro. Un valore che equivale a più della metà dell’intero fatturato di quelle imprese che producono shopper biodegradabili e compostabili, conformi alla normativa, e che operano legalmente nella filiera delle bioplastiche.

Mediamente, il 40% dei sacchetti in circolazione è fuori norma. Numeri confermati da alcune indagini condotte dalle Forze dell’Ordine che, nell’ultimo anno e mezzo, hanno portato al sequestro di circa 6 milioni e mezzo di borse di plastica illegali a La Spezia e oltre un milione a Genova, per un totale di 300.000 euro di sanzioni amministrative.

Tuttavia, questo racket può essere contrastato rispettando la legge e prestando attenzione agli shopper che vengono acquistati per trasportare la spesa. Essi devono riportare: la scritta “Biodegradabile e compostabile”; la citazione dello standard europeo EN 13432 il quale definisce le caratteristiche che un materiale deve possedere per poter essere definito biodegradabile e compostabile; ed infine il marchio di un ente di certificazione.

(a cura di LAV)

image_pdfScarica la pagina in PDFimage_printStampa la pagina