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Ad agosto, la multinazionale giapponese SoftBank ha investito 110 milioni di dollari nella società svizzera Energy Vault, azienda che ha una visione in qualche modo unica delle energie rinnovabili: immagazzinare energia potenziale attraverso l’uso di blocchi di cemento sovrapposti. Energy Vault utilizzerà l’investimento per costruire i suoi primi due modelli in scala reale, in India e in Italia settentrionale.

Storicamente, le energie rinnovabili faticano a sostituire completamente l’energia derivata da combustibili fossili a causa dell’imprevedibilità e dell’intermittenza della produzione che dipende da fattori variabili come il vento e la luce solare. In assenza di soluzioni di accumulo più efficienti e meno costose, la quantità di elettricità che può essere distribuita in rete da fonti di energia rinnovabili, anche ai prezzi molto più abbordabili di oggi, continua a essere limitata.

La tecnologia di Energy Vault ha tratto ispirazione dalle centrali idroelettriche a pompaggio che si affidano alla forza di gravità e al movimento dell’acqua per accumulare e scaricare l’elettricità. La soluzione si basa sugli stessi noti principi fondamentali di fisica e ingegneria meccanica applicati in questi impianti, tuttavia sostituendo all’acqua mattoni in materiale composito realizzati ad hoc attraverso un impiego innovativo di materiali a basso costo e della scienza dei materiali. Tali mattoni, ognuno dei quali pesa 35 tonnellate metriche, vengono abbinati al software di elaborazione elettronica delle immagini e progettazione di impianti per azionare una gru a sei braccia di nuova concezione. Il software controlla in maniera autonoma la torre di accumulo energetico e i cicli di carica/scarica utilizzando intelligenza predittiva e una serie di algoritmi che valutano diversi fattori, tra cui la volatilità della domanda e dell’offerta di energia, la stabilità della rete, le condizioni atmosferiche e altri variabili.

La torre di Energy Vault offre gli stessi vantaggi derivabili da un impianto idroelettrico a pompaggio di grandi dimensioni, ma a un costo livellato nettamente inferiore, con una maggiore efficienza del ciclo di carica-scarica, senza specifici requisiti topografici del terreno e impatto negativo sull’ambiente.

Restiamo quindi in attesa di vedere i due prototipi su larga scala.