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di Torquato Cardilli – Quando ci si trova di fronte ad un delitto, reale o presunto, è inevitabile procedere all’accertamento della verità e raccogliere le prove per portare alla sbarra il colpevole o in alternativa il calunniatore che, fraudolentemente, ha fatto trapelare la “notitia criminis” all’Autorità Giudiziaria, alla Stampa, alla società, facendola apparire in modo subdolo come veritiera.

Chiunque volesse indagare dovrebbe come primo atto interrogarsi sulla veridicità dei fatti ed esaminatone tutte le sfaccettature e implicazioni concludere, come la Medea di Seneca, “cui prodest scelus fecit” (chi trae vantaggio dal crimine ne è l’autore, o il mandante).

Alla luce di questa massima sapienziale quali sono i fatti e quali gli interessi coinvolti?

Il giornale spagnolo di estrema destra ABC ha pubblicato con tutta evidenza un’informativa, o presunta tale, dei servizi segreti venezuelani secondo cui nel 2010 il Governo di Chavez avrebbe fatto pervenire a Gianroberto Casaleggio, tramite valigia diplomatica diretta al console di Venezuela a Milano, che se ne fece latore, 3 milioni di dollari.

Così come viene presentata, la faccenda ha tutti gli ingredienti della fiction, della spy story.

Trattandosi di una informativa interna dell’intelligence venezuelana è quanto mai difficile se non impossibile verificare la veridicità, anche se il Ministero degli Esteri così come il Consolato del Venezuela a Milano hanno subito dichiarato trattarsi di un falso.

Considerato che i presunti protagonisti della vicenda (il Presidente venezuelano Chavez e Casaleggio) sono entrambi deceduti, possiamo formulare solo alcune ipotesi.

Innanzitutto appare altamente improbabile che un servizio segreto possa mettere per iscritto un finanziamento occulto per un’autorità o un movimento politico estero, indicando la cifra e il destinatario. Nessun malavitoso, e i servizi quando comprano personaggi esteri si comportano come malavitosi, commetterebbe un’ingenuità del genere.

Il documento, che appare redatto per far conoscere una denuncia piuttosto che dare un’informativa ai gradi superiori, presenta tre evidenti errori non giustificabili se non nella tipografia di un falsario alla Totò, di un qualche militare venezuelano che abbia defezionato da vari anni.

E’ stato utilizzato un foglio di carta intestata del ministero della difesa del Venezuela indicato come “Ministerio de la Defensa”, mentre sulla base di una legge risalente a tre anni prima tutti i ministeri venezuelani debbono contenere obbligatoriamente la dicitura “del potere popolare” (del Poder Popular) assente in questo documento per cui la dicitura corretta è “Ministerio del poder popular para la Defensa”.

Ma v’è di più. Il timbro apposto sul foglio è anch’esso obsoleto e non più in uso da tre anni perché sostituito da un altro con un’immagine diversa mentre la qualifica del firmatario del documento non corrisponde alla dicitura corrente. Quanto alla firma, con la moderna tecnologia è del tutto verosimile che sia stata apposta con un procedimento di photoshop per far sembrare vero un documento contraffatto.

Queste incongruenze possono apparire dettagli di estetica ma in realtà assumono un’importanza sostanziale trattandosi di un documento altamente classificato (segreto) emanato da un ufficio dell’intelligence venezuelana che riguarda rapporti con l’estero.

La storia ci ha insegnato che spesso i servizi segreti hanno fabbricato documenti e prove false per ingannare amici e nemici, facendoli apparire come veri.

Allora bisogna cercare di capire quale sia stato lo scopo di far uscire questa notizia falsa, appositamente costruita, mentre il Governo italiano è impegnato in una difficile fase di uscita da una crisi spaventosa, sul piano economico e sociale, causata dal Coronavirus.

Si può ipotizzare che gli ambienti di destra spagnoli, attraverso il quotidiano ABC, che in passato aveva mosso accuse simili prima al governo Gonzales e poi al leader del partito Podemos, abbiano inteso fare un favore alla destra italiana tanto per controbilanciare il danno di immagine per lo scandalo della vicenda Metropol di Mosca, che ha coinvolto il leader della Lega Salvini e il suo manutengolo Savoini, vicenda che ha tutto il sapore anche essa di una cosa montata ad hoc da un altro servizio segreto.

La seconda ipotesi ci conduce sul terreno più proprio della politica estera per il contesto internazionale in cui si inserisce.

L’Italia è da sempre considerato un paese strategico (tanto dagli Usa, dalla Nato, come dalla Russia) perché in mezzo al Mediterraneo ponte tra Medio Oriente e Magreb, tra l’Africa e l’est europeo di influenza russa e che da un paio di anni ha mostrato maggiore indipendenza di politica estera in vari scacchieri a partire dall’inclinazione commerciale verso la Cina manifestata nel famoso memorandum sulla via della seta che ha fatto imbufalire il padrone della Casa Bianca a Washington per le implicazioni tecnologiche (5G e diffusione del Huawei).

Il presidente Trump, dopo aver fatto il gradasso a vuoto con il leader della Corea del Nord, ha puntato il laser contro altri nemici con cui regolare i conti in sospeso: l’Iran degli ayatollah sciiti, nemici dell’Arabia Saudita, il Venezuela di Maduro, e il binomio Cina-Russia verso cui è stata riesumata una specie di guerra fredda con sanzioni verso Mosca e boicottaggio commerciale-daziario verso Pechino.

Contro l’Iran ha stracciato il trattato sul nucleare sottoscritto dal suo predecessore Obama e dall’UE e ha imposto durissime sanzioni estensibili a quanti osino fare affari con Teheran, mentre con Maduro non solo ha attuato una politica di strangolamento economico con sanzioni dure che hanno affamato i venezuelani impedendo loro di comprare persino le medicine necessarie, ma ha sobillato una rivoluzione interna appoggiando il Quisling di turno, Juan Guaidò (ingegnere con master post laurea presso la George Washington University) rientrato in patria con il mandato di fondare il partito di opposizione al chavismo.

Aggrappandosi ad una disposizione costituzionale relativa alla vacanza di potere, Guaidò presidente del Parlamento, non ha riconosciuto l’elezione a Presidente del Venezuela per il secondo mandato di Maduro, e si è autoproclamato presidente ad interim.

Trump oltre a imporre le sanzioni ha forzato i suoi alleati europei (con in testa i soliti Francia, Inghilterra, Germania più la Spagna ) a minacciare Maduro con un ultimatum: o elezioni immediate o altrettanto immediato riconoscimento di Guaidò. L’ultimatum è scaduto da un anno e mezzo; non è successo nulla, gli alleati europei hanno perso la faccia mentre l’Italia con il denegato riconoscimento di Guaidò ha mantenuto l’indipendenza della sua politica estera.

A Washington si mormora che Trump alle strette in una campagna elettorale avvelenata dalle enormi perdite umane ed economiche da Covid19 e dalla brutalità razziale della polizia possa giocare la carta della sorpresa autunnale contro il Venezuela, paese con le più grandi riserve petrolifere mondiali (299 miliardi di barili contro i 268 dell’Arabia Saudita), ma con la produzione più bassa, appena sopra il mezzo milione di barili al giorno a causa della mancata manutenzione degli impianti, resa permanente per il regime delle sanzioni.

Il “casus belli” potrebbe essere la rafforzata cooperazione tra Iran, Cina e Venezuela per la fornitura di ricambi proprio in funzione della gestione e estrazione petrolifera in violazione delle sanzioni.

Quanto all’Iran è stata accertata la responsabilità del bombardamento del sito petrolifero saudita di Aramco dello scorso settembre, mentre l’agenzia internazionale per l’energia atomica ha certificato che l’Iran negli ultimi mesi ha aumentato le riserve nucleari di uranio arricchito di quasi il 50%.

Insomma, un’azione più decisa contro il Venezuela giustificata come monito a far comprendere al mondo chi comanda nel giardino di casa, equivarrebbe a inviare un severo segnale all’Iran senza correre i rischi di un attacco diretto dalle basi sulla costa araba del golfo persico.

Se il Venezuela diventasse la nuova Panama, i paesi dell’America latina, Nicaragua a parte, che hanno già riconosciuto la presidenza di Guaidò, non potranno astenersi dal prendere posizione in favore di Washington.

La Cina da parte sua sta acquistando soia dal sud America, soprattutto dal Brasile che negli ultimi due mesi ha accresciuto il suo export del 66% su base annua nei confronti della Cina. E questo preoccupa Trump che dovrà fronteggiare l’irritazione della sua base elettorale tra gli agricoltori del Mid-West, che vedono scemare le proprie esportazioni di beni agricoli verso la Cina per miliardi di dollari.

Il fatto che l’Italia abbia mantenuto con la Cina, l’Iran, il Venezuela, la Russia rapporti più o meno intensi può far sorgere il sospetto che la polpetta avvelenata contro la forza maggioritaria nel Governo e nel Parlamento italiano sia stata cucinata proprio oltreoceano, nel momento in cui il nostro paese è in una posizione di estrema debolezza per gli effetti disastrosi del Coronavirus sull’economia e sulla tenuta sociale.

Insomma, indebolire o appannare l’immagine di Conte sostenuto da una forza di maggioranza accusata di aver accettato finanziamenti da un governo di uno Stato canaglia apparirebbe come un avvertimento.

 

L’AUTORE

Torquato Cardilli – Laureato in Lingue e civiltà orientali e in Scienze politiche per l’Oriente. E’ stato Ambasciatore d’Italia in Albania, Tanzania, Arabia Saudita ed Angola. Ha redatto oltre 100 articoli di carattere politico ed economico pubblicati in Italia e all’estero da varie testate ed agenzie di stampa.