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di J. Lo Zippe – Nel 2030 sarebbe bello raggiungere l’istruzione universale. Ovunque e per chiunque, finalmente senza barriere. Un sogno?

“L’istruzione libera l’intelletto, sblocca l’immaginazione ed è fondamentale per il rispetto di sé e degli altri. Apre un mondo di opportunità, consente ad ognuno di noi di contribuire al progresso e alla salute della società”. Queste sono alcune delle parole estrapolate dal quarto punto dei Global Goals delle Nazioni Unite.

Come non essere d’accordo. Se c’è un vero protagonista della nostra storia, quello è il progresso, scientifico ed intellettuale, che non solo ci distingue dal resto della fauna del pianeta, ma che ha sempre contraddistinto l’essere umano. La nostra voglia di spostare ogni volta i confini del possibile e del lecito è senza fine, e di fatto è la vera nota differenziante, senza saremmo rimasti scimmie con meno peli. Ma la più grande rivoluzione, silenziosa e troppo spesso dimenticata, è che tutto il sapere prodotto nei secoli, oggi è a disposizione di tutti. Ma purtroppo a questo immenso banchetto ancora oggi non tutti possono partecipare.

É vero che l’iscrizione alla scuola primaria nei paesi in via di sviluppo ha raggiunto il 91%, ma 57 milioni di bambini in età scolare non hanno ancora accesso all’istruzione. Addirittura 617 milioni di bambini in tutto il mondo non sono alfabetizzati.

Nonostante i frequenti inviti all’azione per fornire un’istruzione primaria universale ed eliminare le disparità di genere, pochi paesi in via di sviluppo hanno davvero fatto progressi. Ad esempio, sebbene l’Asia meridionale abbia compiuto notevoli passi in avanti verso il raggiungimento della parità di genere durante l’era degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (2000-2015), la regione ha ancora il secondo numero più alto di bambini al mondo che non frequenta nessuna scuola e resta indietro su molte norme internazionali e su diversi indicatori chiave.

Il problema delle donne poi persiste.

Le ragazze rappresentano la maggioranza dei dieci milioni di bambini della regione che non ricevono istruzione formale, a causa della mancanza di scuole, povertà, minaccia di violenza e costumi sociali. I progressi sono stati particolarmente lenti in paesi come il Pakistan e l’Afghanistan, dove i valori patriarcali e le norme culturali tradizionali si oppongono all’istruzione delle ragazze. In Afghanistan, lo status delle donne è fortemente diminuito sotto il dominio dei talebani tra il 1996 e il 2001. L’istruzione pubblica per le ragazze è stata vietata e molte scuole gestite dal governo sono state convertite in istituzioni per soli uomini. Le iscrizioni femminili sono scese dal 32% al 6,4% e il tasso di alfabetizzazione per le donne afghane è sceso al 3% nei distretti rurali. Con poche opportunità di acquisire competenze, migliaia di ragazze sono state costrette al matrimonio precoce. Divari simili si possono trovare in Bangladesh e in India. Ma questi paesi, almeno, hanno fatto molti più progressi nell’iscrizione delle ragazze.

Costruire più scuole e investire nell’istruzione delle ragazze è fondamentale. Come scrive Gordon Brown, inviato speciale delle Nazioni Unite per l’educazione globale, “mettere le ragazze a scuola è il modo più efficace per tenerle libere dallo sfruttamento, dal lavoro forzato, dalla tratta e dal matrimonio infantile”. In pratica ci stiamo concentrando ancora sul dare il necessario a tutti e ancora siamo lontani dal raggiungimento dei più basilari obiettivi. Un vero sogno sarebbe quello di elevare le opportunità di tutti, in tutto il mondo.

Sarebbe bello un mondo con uno standard globale, per garantire un’istruzione universale di qualità, un diritto universale, per far finalmente sbocciare i numerosi e differenti intelletti e pensieri che esistono, ma che vengono taciuti e mai sviluppati.

Quanti Einstein, Da Vinci, Paganini ci sono al mondo ma non hanno mai avuto nemmeno l’opportunità di capire quale fosse lo loro passione?

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