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Photo Di Shutterstock Edited by happygrafic.com

di Bruno Lombardi – Pare che l’appeal dell’auto elettrica presso i consumatori italiani sia crollato visto che solo nel 37% dei casi ne prenderebbero in considerazione l’acquisto. Il dato, emerso durante l’ Automotive Dealer Day 2020, scende al 23% se si restringe l’orizzonte temporale ai prossimi 6 mesi, e segna una brusca svolta in negativo rispetto al sentiment dello scorso anno, che vedeva quasi il doppio degli automobilisti guardare con interesse agli EV (63%).

Addirittura, secondo Automotive Customer Study 2020 di Quintegia, i le auto ibride rimangono al centro dei desideri per il 75% degli italiani, seguiti dalle motorizzazioni a benzina, (67%), quindi dal diesel (47%) ed infine l’elettrico puro (37%).

Se si vuol indurre il grande pubblico a valutare il passaggio da un veicolo termico ad un elettrico, o almeno elettrificato, bisogna puntare sui soliti fondamentali: comodità e convenienza.

Sulla comodità c’è molto da fare, date le reali autonomie dei veicoli elettrici ed i tempi necessari alla ricarica l’utilizzo di tali mezzi necessita di un diverso approccio da parte dell’utenza, meno “easy going” rispetto a quanto d’abitudine.

In tal senso l’infrastruttura di ricarica, organizzata su stazioni di servizio intelligenti e non su semplici punti di ricarica, può fornire un validissimo supporto qualora equipaggiata con i famosi servizi dedicati agli utilizzatori in modo tale che questi non debbano percepire penalizzazioni nel cambio di tecnologia.

Segnaliamo i passi in avanti fatti in UK fatti da Gridserve con finanziamenti Hitachi, cioè extra-EU, tanto per sottolineare la lungimiranza di alcuni investitori.

Sulla convenienza notiamo che, nelle pieghe dell’ultimo maxi-Decreto appena approvato, nelle parte che si riferisce alla ricarica elettrica viene inserito, dopo il comma 2 “il comma 2-bis. Nei casi di cui al comma2, lettere a) e b), la ricarica del veicolo elettrico, in analogia con quanto previsto dal DL 16 Dicembre 2016 n.257 per la ricarica pubblica, è da considerarsi un servizio e non una fornitura di energia elettrica”.

Quindi, traducendo da questa protolingua in italiano corrente, se si va a ricaricare l’auto elettrica presso una colonnina in ambito pubblico si usufruisce di un “servizio” e non di una “fornitura”.

Ma in che cosa consiste questo “servizio” e quanto costa? Ad oggi presso le colonnine di ricarica non sono presenti operatori che “collegano la spina”, né tantomeno sono disponibili servizi basici, tipo pensiline per ripararsi dalla pioggia, toilet, illuminazione dedicata o videosorveglianza contro malintenzionati. Lo stallo di ricarica è di solito una piazzola ex parcheggio pubblico, rilasciata all’operatore a titolo gratuito, quindi non ci sono costi immobiliari, fiscali, di occupazione di suolo pubblico.

Il “servizio” si paga mediamente 0,48 €/kWh, poco meno di 25 € per una carica di 50 kWh. Con tale quantità di energia si percorrono realisticamente 200-220 km, con un costo di circa 0,10 €/km. Ipotizzando una percorrenza media mensile di 1.000 km, si spenderanno circa 100 € di energia elettrica al mese. A parità di percorrenza, on un’auto alimentata a gasolio si spenderebbero circa 62 €, con un risparmio di 38 € al mese.

Bene, allora vediamo di capire se questo “servizio” è così costoso anche altrove, se così fosse la mobilità elettrica avrebbe davvero grosse difficoltà ad affermarsi ed i sostenitori del modello di mobilità attuale valide argomentazioni a loro favore.

Ma l e cose non stanno così dappertutto.

A Monaco di Baviera l’operatore Qwello applica una tariffa di 0,26 €/kWh esattamente per lo stesso “servizio” fruibile in Italia, ossia ricarica ad una colonnina in ambiente pubblico, senza alcun servizio accessorio.

Rifacendo i calcoli, una carica di 50 kWh costerebbe circa la metà, cioè 13 €, quindi circa 0,05 €/km ovvero circa 50 €/mese per 1000 km di percorrenza. L’operatore Qwello a Monaco di Baviera offre un costo del “servizio” di ricarica elettrica più competitivo del gasolio.

Quindi, partendo dal presupposto che Qwello non operi in perdita economica, è realistico ipotizzare il che il prezzo di vendita dell’energia elettrica pari 0,26 €/kWh sia sostenibile e remunerativo. Ergo, gli ulteriori 0,22 €/kWh per arrivare ai 0,48 €/kWh in Italia quale “servizio” vanno a remunerare visto che l’attuale infrastruttura in Italia è assolutamente uguale a quella a Monaco di Baviera?

Si fa un gran parlare di TCO (Total Cost of Ownership) per sottolineare come le auto elettriche siano economicamente più convenienti rispetto a quelle dotate di motore termico, cionondimeno il mercato delle auto elettriche in Italia non decolla, anzi sembra in controtendenza.

Non sarà anche perché semplicemente la corrente costa troppo?

L’AUTORE

Bruno Lombardi, esperto di energia, titolare della DSI e Direttore di Master “Energia e Mobilità Sostenibile”. Ha lavorato in contesti internazionali per i maggiori gruppi italiani e ricoperto posizioni apicali in tre diverse multinazionali operanti nel campo dell’energia. Attualmente sta sviluppando su Roma, in partnership con Enea ed Enel X, un progetto EU per la realizzazione di un test pilota di Smart Service Station, uno hub di energia per gli EV e di servizi per gli utilizzatori. https://www.linkedin.com/in/bruno-lombardi-b1251317